Roma, 24 ago – L’economista ricorda un precedente: “Nell’estate del 1992 si attendeva spasmodicamente il referendum francese sull’euro, che poi fu vinto di misura dal si. Man mano che si avvicinava la scadenza aumentava l’incertezza e i risparmi uscivano dai Paesi più deboli. Alla fine l’Italia fu costretta addirittura a uscire dal Sistema monetario europeo, il progenitore dell’euro. Vi rientrerà solo anni dopo, nell’imminenza del varo della moneta unica”. Il fatto che Moody’s ha rinviato la decisione sul rating, nota inoltre, “è una delle tante conferme della grande incertezza sulle intenzioni del governo. Prevarrà, ci si chiede, la ‘linea Tria’ che è coerente con la riduzione del rapporto debito/Pil annunciata anche dal premier Conte nel suo discorso d’insediamento, oppure la ‘linea Borghi’ che vorrebbe uno sforamento dei parametri e un aumento del debito? Per un investitore straniero, ma anche per quello italiano, un’incertezza simile in un Paese che ha il debito al 132%, comporta un rischio eccessivo”. E conclude: “In soli due mesi i gestori stranieri di portafogli hanno tagliato di oltre 70 miliardi gli asset italiani. Sono per ‘o più titoli di Stato, che finiscono per essere acquistati dalle banche italiane. Ma poi se prevarrà la tendenza al ribasso questi titoli si svaluteranno nei patrimoni erodendo il capitale disponibile delle banche per erogare nuovi prestiti a imprese e famiglie. Si rischia di creare così un circuito vizioso in cui a soffrire dello spread è soprattutto l’economia reale”. Ma perché le banche comprano? “Con i tassi al 3% i Btp possono sembrare un buon affare, purché prevalga la ‘linea Tria’. Però tolgono spazio all’attività fondamentale delle banche, cioè il finanziamento dell’economia. Ma sulle banche c’è un altro nodo. Si sente l’assenza di banche d’investimento italiane o con una forte componente italiana tra i principali operatori sui mercati dei capitali. Al centro del sistema globale sono grandi istituzioni americane, giapponesi, inglesi e francesi. Sono queste ad agire da broker e a dare consigli agli investitori, in particolare se vendere o tenere titoli di Stato. Non è facile in questa situazione per gli investitori capire cosa sta succedendo effettivamente in Italia e il rischio di investirvi. E se non capisci, finisci per vendere”. (red)