Roma, 27 ago – “Speravamo che, dopo la parentesi berlusconiana, quando i magistrati erano sospettati di imbastire processi per fermare il Cavaliere, e quest’ultimo era sospettato di produrre leggi per fermare i processi, tra giustizia e politica si fosse conclusa una tregua. Ora queste speranze cominciano a svanire” e “l’idea che le Procure possano intervenire nelle scelte migratorie è non solo bizzarra, ma irrazionale e ingestibile, non foss’altro perché i Pm non hanno un indirizzo unitario, non sono ordinati gerarchicamente, e, cosa più importante, non subiscono alcuna sanzione per eventuali scelte sbagliate. Mentre infatti un ministro incapace, imprudente o inetto può esser mandato a casa dal Parlamento o dagli elettori, un Procuratore può cumulare errori catastrofici senza rispondere a nessuno”. Lo scrive l’ex magistrato Carlo Nordio in un editoriale sul Messaggero. Nordio evidenzia anche che “mancherebbe un atto formale del Ministero nell’individuazione del porto di approdo e delle ragioni della sosta a Catania. Se così fosse , i problemi sarebbero immensi. In assenza di un documento ufficiale, è quasi impossibile ricostruire la decisione ministeriale, il suo contenuto e il suo iter formativo”. Sostiene anche che è un “paradosso” “contestare un sequestro di persona, che per definizione dev’esser illegale, a un ministro che – con tutte le legittime critiche etiche e politiche – fa il suo mestiere”, “sarebbe come accusare il Procuratore di Agrigento di aver turbato l’attività politica di un ministro con la minaccia di mandarlo sotto processo! Resta l’abuso di ufficio, cui prudentemente è ricorsa la Procura come rete di protezione per eventuali derubricazioni delle ipotesi precedenti. Ma è un reato così vago e fumoso che è ben difficile provarne la commissione, soprattutto in un’ attività altamente discrezionale”. (red)