L’Italia non interverrà in Libia, dove da qualche giorno a questa parte la situazione interna è tornata turbolenta, con violenti scontri nella città di Tripoli. A farlo sapere questa mattina è proprio Palazzo Chigi, attraverso una nota che “smentisce categoricamente la preparazione di un intervento da parte dei corpi speciali italiani in Libia”. L’Italia piuttosto, fa sapere il governo “continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito”. Sono circa 300 i militari italiani di stanza in Libia, ma finora non sono stati coinvolti in alcun modo negli scontri, che riguardano le milizie di Tripoli del presidente Serraj e quelle della settimana brigata della città di Tarhuna, a 60 chilometri dalla Capitale, e non è la prima volta che succede: la Settima Brigata, inizialmente affiliata al ministero della Difesa del governo di Tripoli, contesta all’esercito centrale incessanti episodi di corruzione. Più spesso, in ogni caso, le innumerevoli milizie sparse per la Libia entrano in combattimento tra di loro per la conquista di nuove fette di territori e il controllo dei pozzi petroliferi. Serraj ha chiesto l’intervento delle truppe della città di Misurata per risolvere la questione, che da giorni tiene Tripoli asserragliata. Fino a ieri l’ambasciata italiana a Tripoli era rimasta aperta, ma oggi si avvicinano i combattimenti, e gli italiani presenti a Tripoli sono stati evacuati. Secondo Pierferdinando Casini “ciò che sta succedendo in Libia in queste ore è il frutto perverso delle divisioni europee. Dietro ad ogni tribù e ad ogni fazione si muovono potenze estere e, purtroppo, anche paesi europei che hanno una doppia posizione: quella di facciata a sostegno del governo Sarraj e quella reale a sostegno di Haftar e di altri attori regionali. Le responsabilità della Francia sono evidenti e l’Europa è chiamata a dare una prova della sua esistenza. Il caos libico è solo il primo esempio di ciò che ci può accadere in un mondo globale se l’Europa non esiste o agisce in ordine sparso”. Anche secondo Erasmo Palazzotto, di Leu, “ciò che sta accadendo in Libia rappresenta il fallimento della politica estera italiana in quel Paese e nel Mediterraneo. L’Italia si è mossa in una polveriera con una torcia in mano e questo è il risultato. Dare la colpa alla Francia serve solo a fuggire dalle proprie responsabilità”.
(Sis)