Roma, 6 set – Gilberto Benetton, primo azionista della società Atlantia che controlla Autostrade, in una intervista al Corriere della Sera, replica così a chi sostiene che l’acquisto di Autostrade sia stato un regalo dei governi di centrosinistra: “C’è stato il momento storico delle privatizzazioni che negli anni 90 lo Stato decise di fare, a causa del grande debito pubblico, per poter entrare nell’euro. In quel momento Autostrade fu messa sul mercato con un’asta pubblica, sottolineo pubblica, a cui chiunque poteva partecipare e infatti il gigante delle infrastrutture australiano Macquarie era fortemente interessata a rilevarla”, “ricorda la difficoltà di creare una cordata di imprenditori a guida italiana che volessero rilevare le autostrade? L’asta richiedeva di rilevare il 30% di Autostrade, noi di Edizione volevamo il 4% e finimmo per prenderne il 18 perché oltre ai soci che condivisero con noi quel progetto – Fondazione Crt, Generali, Unicredit, Abertis e Brisa – non si fece vivo nessun altro. Nessuno. Dopo aver dimostrato con Autogrill (privatizzata nel 1995) che Edizione era in grado, come azionista, di saper sviluppare anche business lontani da quello delle nostre origini, ci si è cimentati con questa sfida offrendo una cifra che allora fu giudicata spropositata, l’intera società con la nostra offerta veniva infatti valutata 8,4 miliardi di euro di allora, un ‘regalo’ piuttosto caro direi, e questo oggi nessuno lo vuole ricordare. Con Edizione c’era la convinzione di poter affrontare una fase nuova che implicava anche una grande responsabilità verso il Paese, l’azienda, i suoi dipendenti, e tutti quegli investitori che parteciparono e mostrarono fiducia in quel progetto. E in cui credono ancora oggi poiché gli investitori e i risparmiatori rappresentano il 70 per cento della proprietà di Atlantia”. (red)