(14 settembre 2018) Quando il bollettino statistico della Banca d’Italia pubblica i dati relativi al debito pubblico, i giornali li divulgano quasi sempre segnalando che si tratta di un record. E’ successo anche oggi. A luglio, ultimo mese rilevato, il debito è salito a 2.341,7 miliardi di euro, per l’appunto l’ennesimo primato, 18 miliardi e 400 milioni in più rispetto al mese precedente.
I dati diffusi da via Nazionale certificano un incremento soprattutto del debito delle amministrazioni centrali, che cresce di 20 miliardi, mentre cala di 2 miliardi quello delle amministrazioni locali e rimane invariato quello degli enti di previdenza.
Molti investitori esteri continuano a vendere titoli del debito italiano. La quota dei titoli in mano a loro è scesa al dal 35 al 33,7%. Ci si consola pensando che quel conta non sono i numeri in valore assoluto ma è il rapporto tra debito e Pil. Ma anche questa proporzione fatica a ridursi.
Alle spalle della pessima performance c’è un decennio disastroso. Tra il 2007 e il 2017 l’Italia ha perso il 6,2% del Pil e addirittura il 10,2% del Prodotto interno lordo pro capite. Solo lo scorso anno si è ritoccato il livello pre-crisi e la ripresa continua a essere debole. La produzione è oggi inferiore del 20% rispetto a 10 anni fa. E’ raddoppiato il numero dei poveri. L’occupazione è tornata ai livelli del 2008 ma la sua qualità è peggiorata. Nel 2008 hanno cominciato a calare anche i consumi e in dieci anni l’artigianato ha perso oltre un decimo delle aziende, con uno stillicidio di 45 imprese in meno al giorno. Questo terremoto economico e sociale aiuta a capire perché chi promette il cambiamento vince.