(21 settembre 2018) Dice il vicepremier Di Maio che, visti i flussi migratori irregolari, il beneficio del futuro reddito di cittadinanza potrà essere concesso ai soli cittadini italiani.
Dice il ministro dei Beni Culturali, Bonisoli che per i nostri musei non abbiamo più bisogno di direttori stranieri perché servono persone che sappiano parlare bene l’italiano e capire il territorio.
Il rapporto con gli stranieri continua a primeggiare nell’agenda della politica e in quella del governo.
Per quanto riguarda la platea dei futuri eventuali beneficiari del reddito di cittadinanza va tuttavia ricordato che in Italia vivono 5 milioni di stranieri regolari, di cui 2 milioni e 400 mila sono lavoratori che pagano tasse e contributi. A loro si aggiunge almeno un milione di italiani di origine straniera: naturalizzati, figli adottivi o figli di coppie miste. Sembra difficile poter escludere gli uni e gli altri dall’esercizio di un diritto, come più volte ha ricordato la Corte Costituzionale.
Per quanto riguarda invece i direttori stranieri dei musei e la loro capacità di esprimersi nella nostra lingua può bastare quanto scrive oggi sul Foglio Maurizio Crippa, il quale chiede al ministro Bonisoli se davvero non ha mai ascoltato l’italiano fluente di James Bradburne, il direttore anglo-canadese di Brera che in poco più di due anni ha trasformato gli allestimenti e rivitalizzato la Pinacoteca. O il bell’accento germanico di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, appena segnalato tra i dieci migliori direttori di musei al mondo. O l’italiano-italiano (visto che è cresciuta in Italia) della tedesca Cecilie Hollberg delle Gallerie dell’Accademia di Firenze. O quello di Peter Assmann, il direttore austriaco che ha raddoppiato i visitatori del Palazzo ducale di Mantova. Tutti parlano perfettamente la lingua del paese che li ospita, come d’altra parte i molti italiani ai vertici di musei e istituzioni culturali straniere.
