Roma, 21 set – “L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo…”. Queste le parole con cui Mussolini emanò, nel settembre 1938, le leggi razziali, da Piazza dell’Unità di Trieste. Ad una folla giubilante ed osannante, riunitasi intorno ad un enorme palco su cui campeggiava la scritta Dux, fu rivelato per la prima volta in pubblico il contenuto delle leggi razziali. Ma chi le formulò? A distanza di 80 anni dal Manifesto della razza, è stato ripubblicato un volume che rivela chi fossero e che fine avessero fatto i “dieci” scienziati firmatari delle leggi e, soprattutto, perché la storia ne avesse ignorato tanto a lungo le responsabilità. Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco ed Edoardo Zavattari. Sono questi i dieci scienziati che firmarono in Italia il Manifesto della Razza che diede inizio alle persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei. 10 nomi che rimasero a lungo nell’oblio ed emersero per la prima volta nel 2005 con il saggio “I dieci” di Franco Cuomo, scrittore e giornalista scomparso nel 2007 ed edito da Bonanno. Nel sottoscrivere il Manifesto della Razza i “dieci” si resero colpevoli delle deportazioni senza ritorno nei lager nazisti di ottomila cittadini italiani, tra cui settecento bambini. Ma per questo nessuno di loro pagò mai alcun prezzo, anzi furono reintegrati nei loro privilegi, proseguendo le loro carriere. Nessuno di loro venne rimosso dalle cattedre universitarie di cui erano titolari (tolte invece in molti casi agli ebrei esiliati: come Enrico Fermi, Bruno Pontecorvo, Emilio Segrè), cattedre che al contrario essi mantennero fino all’ultimo per essere poi celebrati per i loro incomprensibili meriti anche nella toponomastica urbana e scolastica. E’ intorno a questo mistero che ruota il libro di Cuomo, che non solo fornisce prove certe del ruolo teorico e operativo ricoperto dagli scienziati razzisti, prove sui loro incontri a Berlino con Himmler, Hess ed altri carnefici del Reich, delle visite ai campi di sterminio, delle alte cariche ricoperte da alcuni di loro nell’ufficio della razza. (SEGUE)