Roma, 25 set – “Quanto accaduto il 22 settembre a Pechino rimarrà nella storia. La Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno siglato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi. A tutta prima, può sembrare un evento marginale. E invece è un segnale che anticipa un profondo cambiamento non solo nelle relazioni tra la Santa Sede e la Cina, ma negli scenari mondiali riguardanti lo sviluppo e la pace. Si prospetta la nascita di un mondo nuovo, un’alleanza orientata a sanare i conflitti e ad includere sempre più popolazioni nel processo di crescita lavorativa e sociale”. Si apre così un editoriale del direttore di “Frammenti di pace” Antonio Gaspari nel quale si ricorda che nel 1951 Mao espulse dal Paese i missionari cattolici e, all’interno della Cina, si crearono due Chiese: quella dell’Associazione Patriottica, controllata dal governo, e quella clandestina, fedele a Roma. Con l’accordo firmato da mons. Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e dal viceministro degli Esteri cinese Wang Chao, si pone fine a questa divisione tra le due Chiese all’interno della Cina e si creano le condizioni per ristabilire buone relazioni diplomatiche. “Dal punto di vista ecclesiastico, l’accordo significa che i 30 Vescovi della Chiesa clandestina e i 60 Vescovi dell’Associazione Patriottica torneranno ad essere uniti in un’unica Chiesa cattolica” precisa Gaspari, e “le prossime nomine saranno decise in modo congiunto, probabilmente sulla base di terne proposte da Pechino, rispetto alle quali la decisione finale spetterà al Pontefice”. Evidenzia inoltre che “le intenzioni di pace e sviluppo di Papa Francesco s’incontrano bene con il concetto di ‘armonia’ che è alla base della tradizione confuciana” e “l’accordo tra la Santa Sede e la Cina dimostra che un nuovo mondo di pace, sviluppo e cooperazione tra i popoli è possibile”. (red)