Padova, 5 ott – Nel lavoro pubblicato su «Nature Communications», usando una classe di nanoparticelle (ANANAS) sviluppate all’Università di Padova dal team di ricerca guidato dalla Professoressa Margherita Morpurgo, si è dimostrato per la prima volta la superiorità dell’uso delle nanoparticelle rispetto a farmaci classici e alle molecole ibride anticorpo-farmaco. Tutto ciò, nel contesto del tumore al seno ‘triplo negativo’ (TNBC), una forma particolarmente grave di tumore che non risponde a nessuna terapia. Un anticorpo e un farmaco chemioterapico inefficaci in questo tumore, se opportunamente combinati con una nanoparticella ANANAS, riescono a superare le resistenze del tumore. «Nello specifico abbiamo creato» dice Margherita Morpurgo «una nanoparticella che unisce un anticorpo terapeutico, il cetuximab, e un farmaco, la doxorubicina, (entrambi inattivi nel combattere il TNBC). I risultati della ricerca dimostrano in vitro e in vivo che, mentre entrambi i farmaci da soli o uniti fra di loro nel complesso ADC sono inefficaci, la nuova nano combinazione diventa estremamente efficace anche a dosi molto basse di ciascun componente, di fatto bypassando le difese che il tumore ha sviluppato contro la terapia». Una doppia scoperta che da un lato dimostra la superiorità di un approccio nanotecnologico e dall’altro che si può aggredire il tumore al seno “triplo negativo”, ad oggi senza cura farmacologica, con una innovativa nano-combinazione efficace anche in dosi molto basse. «E’ la prima volta che viene fatto un confronto quantitativo tra un approccio “classico” e l’uso della nanomedicina – continua Margherita Morpurgo – La dimostrazione della superiorità di questa ultima ha un significato importante per tutti coloro che lavorano in questo settore. Ad oggi, questa ricerca ha ricevuto pochi finanziamenti dedicati e la scoperta è frutto dell’entusiasmo di tutti coloro che ci hanno lavorato. Con questo risultato, che mette insieme tecnologie frutto di 15 anni di lavoro, ci sentiamo pronti ad ambire a finanziamenti “più strutturati” con i quali vorremmo accelerare la nostra ricerca, estendendola a più tumori oggi senza cura, oltreché accorciare la strada verso la traslazione al letto dei pazienti». La ricerca, nata dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova, è stata condotta con la collaborazione del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino e il Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università di Brescia e dall’Istituto Weizmann in Israele.(BIG ITALY / PO / SEGUE)