Padova, 5 ott – «Lo sviluppo di un farmaco basato sulla nanomedicina è più costoso di quello di un farmaco classico» sottolinea Giampietro Viola dell’Università di Padova e coautore della ricerca «e ci vogliono delle motivazioni reali per giustificare questo sforzo. I risultati che abbiamo ottenuto sono veramente interessanti e sono sostenuti da una spiegazione meccanicistica a valore dell’approccio nanotecnologico. I dati portano speranza in contesti dove le terapie oggi disponibili non funzionano». «L’efficacia terapeutica di queste nanoparticelle “istruite e direzionate” per portare il farmaco direttamente al tumore offre la possibilità di utilizzare a basse dosi antiblastici/chemioterapici estremamente potenti evitando i pesanti effetti collaterali. Inoltre, questo medesimo approccio può essere replicato per altri tipi di tumore per i quali non ci sono opzioni terapeutiche valide» conclude Roberto Ronca dell’Università di Brescia. (BIG ITALY / red)