Bali, 9 ott – Un capitolo di spesa, quest’ultimo, che privilegia tuttavia in maniera profondamente squilibrata il capitolo previdenziale a discapito della spesa per assistenza produttiva, rivolta ai più giovani tramite interventi di inserimento e reinserimento lavorativo e i sussidi di disoccupazione o alla famiglia con i contributi alla maternità. In tema di politica fiscale, va rilevata invece l’81ma posizione assoluta dell’Italia quanto a progressività strutturale del sistema fiscale. Il ranking complessivo dell’Italia (13esima posizione assoluta) beneficia di una migliore media nei punteggi lungo altri indicatori del pilastro, ma è destinato a essere rivisto al ribasso con il raffinamento delle prossime iterazioni dell’Indice per quanto concerne la misura dell’efficienza dei sistemi fiscali che si baserà su stime comparabili dei tax gap nazionali al posto dell’attuale approccio incentrato su stime di produttività fiscale. Venendo all’ambito del lavoro, l’Italia si colloca in assoluto in 36ma posizione (28ma fra i 35 Paesi OCSE), appena sotto la Spagna. Il ranking risente del punteggio basso (79ma posizione) dell’Italia sull’indicatore relativo al livello di salario minimo legale o, in caso dell’assenza della misura legale, del livello di retribuzione oraria nominale estrapolato, al ribasso, dai contratti collettivi nazionali del lavoro in vigore. Con punteggi scarsi anche Argentina e Brasile su cui pesano rispettivamente il congelamento della spesa sociale e le misure di austerità, scelte che rischiano di annullare i progressi ottenuti negli anni passati. (SEGUE)