Roma, 11 ott – Città driver del porto è Roma accoglie ogni anno oltre 10,3 milioni di turisti e quindi Civitavecchia ne rappresenta il naturale sbocco per la via marittima. Dei crocieristi, il 34% si imbarca/sbarca a Civitavecchia (home port), il 66% sono in transito e di questi il 90% scende dalla nave per una escursione. Rimane quindi ancora da migliorare questo aspetto. Dei crocieristi il 50% raggiunge Roma, mentre il 37% si ferma a Civitavecchia. L’effetto economico globale delle attività crocieristiche a Civitavecchia, secondo stime Certet-Bocconi è pari a oltre 400 milioni di euro. Specificatamente per l’area di Civitavecchia l’impatto è di oltre 90 milioni di euro. Civitavecchia è anche il primo scalo crocieristico d’Italia con 2,2 milioni di passeggeri ed il secondo in Europa (dopo Barcellona) ed un punto di riferimento per il turismo. Esso è la «porta» di accesso alla Capitale. Quasi un quarto dei crocieristi italiani transita attraverso questo scalo. Problema del porto è rafforzare il ruolo di home port vale a dire porto di imbarco e non di mero transito. Nel complesso il paese ha gestito – al 2017 – oltre mezzo miliardo di tonnellate di merci con un continuo e costante incremento registrato nell’ultimo quinquennio (+9,4%). In particolare il Ro-Ro – che copre il 21% del totale – ha avuto uno sviluppo significativo crescendo di circa il 37% negli ultimi 5 anni superando al 2017 i 107 milioni di tonnellate. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato dell’8,5%. Il Ro-Ro è una parte importante del traffico in SSS-Short Sea Shipping (navigazione a corto raggio che comprende anche altre modalità di trasporto merci e che indica una nave che viaggia all’interno del bacino del Mediterraneo). (red)