Stefano Cucchi, nei giorni dell’arresto di nove anni, fu picchiato a sangue. È la tesi della Procura di Roma, e anche quella della sorella, Ilaria Cucchi, che da sempre si batte perché la verità sulla morte di Stefano all’ospedale Sandro Pertini una settimana dopo l’arresto venga a galla. Adesso però è anche la tesi di Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri al centro dell’inchiesta dai pm romani: Tedesco infatti, in una deposizione, per la prima volta confessa che l’aggressione in caserma ci fu, e accusa due colleghi anche loro imputati, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. “Cucchi – racconta Tedesco – prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”. Il carabiniere dice di aver provato a intervenire, ma senza successo: “Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”. E ancora “Dissi basta, che cazzo fate, mentre uno colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto e l’altro gli dava un forte calcio con la punta del piede”. Tedesco ha aggiunto di aver redatto una nota di servizio dopo aver saputo della morte di Cucchi, nota di servizio che sarebbe però misteriosamente sparita. Duro, ma quasi liberatorio, il commento di Ilaria Cucchi: “Oggi è crollato un muro. Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”.
(PO / Red)