“I contribuenti pagano le imposte bestemmiando lo Stato”: a citare le parole di Piero Gobetti, pronunciate all’inizio del secolo scorso, è il presidente del Gruppo Tecnico Fisco di Confindustria Carlo Bonomi, in audizione presso la Commissione Finanze della Camera in materia di semplificazione fiscale. “Quanta strada abbiamo davvero fatto da allora? L’affermazione di Gobetti suona purtroppo molto attuale” spiega davanti ai deputati il rappresentante di viale dell’Astronomia, che citando il rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale sottolinea come “una impresa-tipo italiana per assolvere correttamente gli obblighi fiscali necessita di circa 30 giornate lavorative (238 ore). Il valore medio per i Paesi Ocse è di sole 20 giornate lavorative (160 ore), con paesi best performer che riescono a contenere tale indicatore in poco più di 7 giornate (50 ore circa). Il nostro sistema fiscale sottrae, dunque, 10 giornate in più rispetto ai sistemi dei nostri competitor. Si tratta di tempo perso, di tempo che ha un costo, di tempo che le imprese preferirebbero impiegare profittevolmente facendo ciò che gli riesce meglio: produrre. È in questa chiave che va interpretata l’idea che noi imprenditori abbiamo della complessità fiscale come forma di ‘tassazione occulta’”.
LE PROPOSTE. Commentando le misure contenute nella Proposta di Legge “Disposizioni per la semplificazione fiscale, il sostegno delle attività economiche e delle famiglie e il contrasto all’evasione fiscale”, Confindustria ritiene che sull’Iva “siamo alle soglie di un cambiamento epocale, l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria tra privati che speriamo possa chiudere definitivamente una stagione ibrida che le imprese non rimpiangeranno”. Secondo Bonomi “l’avvento della fatturazione elettronica e della sua dotazione informativa dovrebbero rappresentare un punto di rottura netta con il passato, segnando il definitivo superamento di regimi, quali lo split payment e il reverse charge generalizzato, introdotti su espressa deroga ai cardini europei della normativa IVA, che hanno scaricato in questi anni, sulle spalle di tutte le imprese, e a detrimento della loro liquidità, l’onere del contrasto ai comportamenti devianti di alcuni”. “Dalla fatturazione elettronica – spiega ancora in audizione il rappresentante di Confindustria – ci aspettiamo un controllo più puntuale dei comportamenti degli operatori e, dunque, il passaggio dalla collettivizzazione degli effetti deleteri del contrasto ai comportamenti illeciti, alla più funzionale premialità dei comportamenti trasparenti e collaborativi. In tale prospettiva, dovrebbe, a nostro avviso, inserirsi una misura che consenta di innalzare, per i contribuenti affidabili, la soglia di compensazione dei crediti fiscali fino a 1 milione di euro, posto che la stessa rimane oggi ancorata a parametri più bassi (700.000 euro) per ragioni connesse a esigenze essenzialmente finanziarie e a timori di frode”. In merito al contrasto all’evasione fiscale, aggiunge ancora Bonomi, “esistono norme, regimi speciali, preclusioni specifiche, introdotti in decenni di ‘guerra all’evasione’, condotta sparando nel mucchio, poi sclerotizzatisi e rimasti come doveri fini a sé stessi. Per tale motivo, risulterebbe particolarmente utile, anche ai fini della semplificazione, istituire una commissione simile a quella sulle tax expenditure, per la verifica periodica dell’efficacia e dell’utilità delle misure di contrasto all’evasione”. (Roc – 25 OTT)