Dal 2015 l’Italia registra un nuovo dinamismo imprenditoriale, in tutte le fasce (micro, medi e grandi imprese). Abbiamo una base produttiva di 4,4 milioni di imprese che con oltre 17 milioni di addetti, su un totale di poco meno di 24 milioni di occupati in Italia, rappresenta un motore di sviluppo insostituibile. Siamo il nono paese al mondo per export, con oltre 450 miliardi di euro. “È questa base produttiva il cuore pulsante dell’economia italiana. Siamo ai vertici dell’economia mondiale anche nella globalizzazione” ma “le imprese – dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – sono zavorrate da 31 miliardi di euro di costi della burocrazia; impiegano 238 ore, oltre 6 settimane di lavoro, per pagare i 14 principali adempimenti fiscali. Abbiamo una macchina statale idrovora di risorse che diventa vincolo allo sviluppo invece di essere moltiplicatore di ricchezza. Alti i costi del lavoro, del carico fiscale e dell’energia. Inoltre le imprese continuano a fare da banca alla Pubblica Amministrazione. Germania e Francia hanno un’alta tassazione, ma una crescita solida. L’Italia ha una tassazione alta a cui corrisponde una bassa crescita. Fino a quando la rana riuscirà a saltare?”. Ecco quindi le “zavorre” ammazza imprese secondo un focus Censis/Confcooperative. Burocrazia: 31 miliardi e oltre 6 settimane per 14 adempimenti fiscali. Energia: quarta bolletta più cara d’Europa. Debiti Pa: 57 miliardi, 3,3% del Pil, il 50% pagati dopo 104 giorni. Lavoro, carico fiscale superiore del 12% alla media Ocse. I mali endemici del Sistema Italia frenano quindi la ripartenza. Per il World Economic Forum nella classifica generale della competitività su 140 paesi, i peggiori risultati per l’Italia si registrano nella qualità del sistema istituzionale (56° posto), nel mercato del lavoro (79° posto), nella stabilità macroeconomica, nello sviluppo delle tecnologie più innovative. Fatto 100 il costo del lavoro, il carico fiscale (imposte sul reddito da lavoro e contributi sociali del datore di lavoro e del lavoratore) in Italia è pari, nel 2017, al 47,7%, mentre in Francia è di poco inferiore (47,6%) e in Spagna è del 39,25%. Media dei paesi Ocse al 35,92%. Gli oneri amministrativi della burocrazia gravano sulle piccole imprese italiane per circa 31 miliardi di euro per il periodo 2007-2012. La conseguente azione di razionalizzazione avrebbe dovuto portare a un risparmio, sempre per le imprese, di circa 9 miliardi, ma non c’è traccia di quest’azione di alleggerimento. In Italia si impiegano circa 238 ore per i 14 principali adempimenti fiscali (oltre 6 settimane lavorative), contro le 138 ore della Francia per 9 adempimenti. Se segnala anche una forte selezione fra piccole e grandi imprese nell’accesso al credito. Nel primo semestre del 2017, l’11,6% delle imprese a minore dimensione con difficoltà nell’ottenimento del credito, contro il 6,5% delle imprese francesi e il 5,1% di quelle tedesche. Le imprese piccole, ma “sane” subiscono una differenza del tasso applicato a breve termine, rispetto alle grandi, pari a 4,44 punti percentuali. Questa differenza si riduce nonostante aumenti la classe di rischio, a 3,74 punti nel caso delle imprese “vulnerabili” e a 3,25 nel caso di imprese “rischiose”. Sul fronte energetico il prezzo lordo per kilowattora è pari a 16,42 centesimi di euro, valore questo che fa dell’Italia la quarta bolletta energetica più salata nella graduatoria dei 28 UE. Con una ampia differenza fra prezzo lordo e prezzo al netto di imposte e tasse, pari a 7,50 centesimi (quasi la metà se ne va in imposte e tasse). (30 ott – red)