Roma, 1 nov – “E’ uno degli effetti della crisi: l’impoverimento dei nostri capitali ha favorito l’acquisto delle aziende da parte di colossi esteri. L’ingresso degli stranieri nel mercato finanziario italiano, che nonostante tutto ha valori importanti e in crescita, non è necessariamente un fattore negativo. Dipende, però, dalle intenzioni: se si tratta di investimenti di lungo periodo va bene, mentre se le operazioni sono dettate dalla speculazione, allora c’è da preoccuparsi” commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.
Lo studio dell’associazione è basato su dati della Banca d’Italia aggiornati al primo semestre 2018 e incrocia i dati relativi al valore di bilancio delle azioni – quotate e non – detenute da tutti i soggetti economici che operano nel nostro Paese: imprese, banche, assicurazioni e fondi pensione, Stato centrale, enti locali, enti di previdenza, famiglie, investitori stranieri. Le società per azioni valgono 2.225,3 miliardi, in crescita di 15,1 miliardi (+0,69%) rispetto ai 2.210,1 miliardi del 2017. Per quanto riguarda le società per azioni presenti a Piazza Affari, il valore complessivo è cresciuto di 20,6 miliardi (+3,98%), dai 519,9 miliardi del 2017 ai 540,6 miliardi del 2018. (BIG ITALY / red)