(2 novembre 2018) L’annuncio degli sgravi alle imprese che assumono i laureati con 110 e lode, previsto nella legge di bilancio, è rilevante per diversi motivi.
Lo è perché afferma che c’è un nesso tra la buona formazione e il lavoro. Indicazione molto importante nel giorno in cui Confindustria fa sapere che nei prossimi 5 anni le imprese italiane sono pronte a offrire un posto di lavoro a 470 mila tecnici, ma non ne troveranno abbastanza per soddisfare le loro esigenze. Attualmente il 33% delle professionalità richieste dalle aziende è introvabile. Da qui al 2022 rischiano di restare scoperti almeno la metà dei posti destinati a meccanici, montatori, riparatori, costruttori di utensili elettronici, elettrotecnici, specialisti di cuoio, calzature e costruzioni. Tra i laureati mancano ingegneri industriali e informatici.
Il provvedimento annunciato dal governo è significativo anche perché giunge dopo anni di battaglie del Movimento 5 Stelle e anche della Lega per abolire il valore legale del titolo di studio. Appena tre mesi fa la deputata dei 5 Stelle Maria Pallini aveva presentato una proposta di legge che vieta di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi di concorso pubblici. Ma già nella scorsa legislatura Carlo Sibilia, oggi sottosegretario, aveva chiesto l’abolizione del valore legale della laurea in base ai princìpi costituzionali di uguaglianza e libertà mentre il deputato leghista Paolo Grimoldi aveva denunciato – citiamo – “quel meccanismo un po’ perverso che premia le votazioni più alte, ottenute in istituti e università meno scrupolosi nel valutare l’effettiva preparazione degli allievi”. Obiezioni di cui oggi resta traccia con l’esclusione dei laureati nelle università telematiche dai benefici della nuova legge.
La terza novità è che con questa legge si mette in discussione il principio dell’uno vale uno, riconoscendo che il 110 e lode è un voto che vale più degli altri.