Roma, 2 nov – “È la sorpresa peggiore che ci potessero fare. Non si affrontano temi di portata dirompente con tale faciloneria. È un intervento raccapricciante”. Così a La Stampa Gian Domenico Caiazza, da pochi giorni presidente dell’Unione Camere penali italiane, a proposito della “sfida epocale” lanciata dai grillini sul fronte della giustizia in particolare in merito alle limitazioni in tema di prescrizione. “Nel merito siamo in totale disaccordo: la prescrizione è il sintomo di una malattia, non la causa. Il problema vero è che in Italia i tempi dei processi sono abnormi. Intervenire sulla durata dei processi ci sarebbe sembrato il minimo sindacale, invece qui vogliono demolire un istituto antichissimo di civiltà giuridica che certo non abbiamo inventato noi avvocati. Voglio fare un esempio per farci capire: il reato di rapina si prescrive in 18 anni e mezzo? Non bastano? È sensato tenere aperto un processo per 20 o 30 anni? Nelle forme, poi, quel che mi sento di dire è che l’emendamento è scritto con i piedi. Non si distingue nemmeno se la sentenza di primo grado è di colpevolezza o di assoluzione”. Cambia qualcosa? «Dica lei: viene assolto in primo grado e a quel punto il pm ricorre in appello; attualmente c’è un tempo limite entro cui quel secondo grado deve essere fissato. Con questa bella proposta, lei resta ai comodi della corte d’appello che potrebbe tranquillamente fissarle il processo tra 2 o 3 o anche 8 anni. Tanto, la prescrizione è sospesa. . .”. (red)