(6 novembre 2018) Negli ultimi 9 anni, Atac – l’azienda di trasporti della capitale – è costata al contribuente italiano 7 miliardi di euro, tra sussidi e perdite. Da due anni, perde oltre 2 milioni di euro al giorno, che sono a carico dei contribuenti, compresi i non romani. La produzione chilometrica è inferiore di circa il 16% rispetto a quanto prevede il contratto di servizio. Il tasso di assenteismo in azienda è superiore al 12 per cento. Vale a dire che quasi 1500 persone al giorno non si presentano al lavoro.
Le gare per i nuovi bus sono andate deserte e dunque la flotta è sempre più vecchia. L’anno scorso sono andati a fuoco 20 autobus, nei primi nove mesi di quest’anno gli incendi sono aumentati del 70%. In Europa e in altre città italiane il costo per vettura/chilometro è di 2 euro e mezzo, a Roma è di 6. Da quando l’Agenzia per il controllo della qualità dei servizi pubblici effettua le sue rilevazioni, i romani non hanno mai dato un voto di sufficienza a bus e tram dell’Atac.
Il concordato a cui l’azienda è stata ammessa alla fine del 2017 ha significato il congelamento di oltre un miliardo e mezzo di debiti. A fronte di questo disastro, la risposta del Comune è stata quella di prolungare il contratto di servizio, senza gara, dal 2019 al 2021. Questo anche per scongiurare i possibili effetti del referendum promosso dai radicali con cui domenica 11 novembre ai cittadini romani verrà chiesto se vogliono un servizio pubblico in cui il gestore sia scelto con gara e sia diverso dal controllore, o se preferiscono che l’azienda continui ad essere di proprietà e controllo del Comune. Chi vuole le cose cambino vota sì.