Roma, 5 nov – I dati rubati possono avere un limitato valore in caso di rivendita, ma rivelarsi comunque preziosi perché possono venire utilizzati in tanti altri modi. Questo potrebbe causare problemi enormi ad una singola vittima, dal momento che potrebbe perdere dei soldi o anche vedere la propria reputazione messa in pericolo: una vittima può ritrovarsi sulle spalle il debito che qualcuno ha accumulato a suo nome o anche essere sospettata per un crimine che qualcun altro ha commesso, utilizzando la sua identità come copertura. Alla fine, le vittime potranno spendere molto tempo nel mettere di nuovo al sicuro i propri account. Ma potrebbero esserci anche effetti più estesi per un furto di dati. Dal momento che i cybercriminali tendono a lavorare in gruppo, i soldi guadagnati dalla vendita di dati digitali potrebbero essere usati per l’acquisto di droga, di armi o per altre forme di criminalità organizzata. Le identità rubate possono essere usate per creare passaporti falsi per il traffico di esseri umani o per commettere molti altri tipi di crimine.
È chiaro che l’hackeraggio dei dati sia una grave minaccia che può colpire sia a livello individuale, sia a livello sociale, dal momento che il furto dei dati può finanziare vari mali all’interno della società. Per fortuna ci sono delle pratiche che possiamo mettere in atto per prevenirli, come l’uso di software di cybersicurezza e la consapevolezza rispetto alla gran quantità di dati che rilasciamo gratuitamente, nei profili disponibili in modo pubblico sui social media o verso le organizzazioni.
David Jacoby di Kaspersky Lab ha aggiunto: “I furti di dati e di identità sono eventi molto comuni; se non ci si protegge adeguatamente, è altamente probabile che si diventi una vittima. I cybercriminali non colpiscono solo le grandi aziende o i personaggi famosi, i dati di tutti hanno un valore economico e possono essere venduti. Ciò che è ancora peggio, il mercato dei dati digitali rubati può rivelarsi come fonte di finanziamento anche per crimini molto seri. Tutti noi abbiamo il dovere di proteggerci, di fermare questa forma di crimine pericolosa e invalidante. Per fortuna, ci sono passi che possiamo fare per prevenirla, come usare delle soluzioni per la sicurezza informatica o essere più attenti rispetto ai dati che rilasciamo gratuitamente, soprattutto sui profili dei social media con accesso pubblico o alle varie organizzazioni.” (red)