“L’Italia è particolarmente fragile: 7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio di frane o alluvioni. Questo è un dato di fatto da cui non si può prescindere. Non solo: secondo gli ultimi dati nel 9% delle amministrazioni si è continuato a costruire nelle aree a rischio anche nell’ultimo decennio. Poi c’è la tropicalizzazione del clima che comporta precipitazioni eccessive alternate a periodi di siccità. Il cambiamento climatico è un fatto, dobbiamo farci i conti”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in una intervista al Messaggero nella quale sottolinea che le notizie che arrivano dalla Sicilia e dal Nord-est impongono un’accelerazione della messa in sicurezza del territorio: “Purtroppo quanto accaduto a Palermo rischia di ripetersi se non invertiamo completamente il paradigma della gestione del territorio. Come governo stiamo agendo su due fronti: quello emergenziale, perché bisogna dare delle risposte immediate ai cittadini in difficoltà, e quello strutturale, avviando un piano contro il dissesto idrogeologico che renda il Paese più sicuro. E’ importante chiarire un concetto: il contrasto del dissesto idrogeologico previene le catastrofi a patto che tutti gli attori di tutela del territorio lavorino all’unisono. Lo Stato mette a disposizione i fondi e finanzia i progetti, ma chi esercita le attività di progettazione e realizzazione delle opere sono le Regioni con le Province e i Comuni. Tutti devono lavorare insieme come strumenti di una stessa orchestra. Solo così il piano avrà efficacia” e “spero che il Parlamento approvi il prima possibile la legge contro il consumo di suolo che l’Italia attende da troppi anni”. Come mai le Regioni non riescono a spendere le risorse a disposizione? “La situazione varia da Regione a Regione, ma noi già prima dell’estate abbiamo avviato una interlocuzione con i governatori e i commissari straordinari per il dissesto, e siamo disposti ad affiancarli nella progettazione. Proprio domani (oggi ndr) il ministero firmerà con il Friuli-Venezia Giulia il primo accordo triennale per interventi contro il dissesto per 60 milioni di euro. La Regione Veneto seguirà a breve con altri 159 milioni e cosi le altre Regioni giudicate a rischio”. Interrogato sulla chiusura di Italia sicura quindi precisa: “Era una struttura emergenziale: ma la lotta al dissesto non è un disastro che capita una tantum, è un problema profondo, che investe tutto il territorio e che va affrontato e risolto in maniera strutturale. La struttura poi era una duplicazione burocratica e funzionale, quindi inutile, che anzi comportava dei costi di gestione, ora eliminati”, “il mutuo Bei era stato annunciato da Italia sicura più di un anno e mezzo fa ma non è mai stato sottoscritto. Per adesso abbiamo scelto di non farlo neanche noi perché appunto in questa fase i fondi ci sono”, “più di 6 miliardi di euro spendibili su base triennale. Significa 900 milioni ogni tre anni fino ad esaurimento del fondo. Abbiamo fatto delle scelte precise spostando su questo piano strutturale voci di bilancio del ministero. È una cifra importante che non va confusa con quella della Protezione civile, necessaria a rispondere alle emergenze come quelle di questi giorni. Il piano del ministero dell’Ambiente contro il dissesto serve a mettere in sicurezza il territorio”. (5 nov – red)
