Roma, 6 nov – Schiavone ricorda che “meno di due anni fa l’Italia ha deciso di rigettare un referendum, che prevedeva tra le tante cose la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione delle prerogative del Senato della Repubblica. A quel referendum, rigettato con una ampia maggioranza, parteciparono anche gli italiani all’estero. Il messaggio uscito dalle urne conteneva anche l’indicazione chiara e ineludibile: la rappresentanza parlamentare non può essere definita solo dai costi della politica”. “Bene, quella decisione è servita a poco, perché a distanza di poco più di un anno ritorna il tormentone sulla riduzione dei parlamentari e, di conseguenza, del numero dei rappresentanti degli italiani all’estero – afferma il segretario generale del Cgie -. Ovviamente le ragioni addotte sono le solite, il mantra lievitato nella narrazione semplicistica: la riduzione dei costi della politica. Per la rappresentanza degli italiani all’estero nel Parlamento queste diventano pretesto per riproporre uno schema, che ha poco a che fare con il dettame costituzionale, tanto meno con i numeri che quantificano la rappresentanza”. (Red)