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EUTANASIA, NUOVO
PROCESSO PER CAPPATO

it@withub.it by it@withub.it
12 Novembre 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news, Pubblicazione
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Entra nel vivo il processo a Marco Cappato e Mina Welby, rispettivamente tesoriere e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, che compariranno questa mattina dinanzi alla Corte D’Assise di Massa per una nuova udienza del filone “Davide Trentini”. Verranno auditi come testi i suoi familiari. Come per l’assistenza offerta a Dj Fabo, Cappato – questa volta insieme a Welby -, saranno chiamati a rispondere del reato di istigazione e aiuto al suicidio, sotto forma di concorso, fornito all’ex barista toscano. Un procedimento basato sulle indicazioni comprese da un codice risalente al periodo fascista, prima ancora della nascita della Costituzione, quando le libertà individuali non avevano vissuto la “primavera” dei diritti civili. Infatti, moltissimi articoli di quel codice sono stati poi aboliti per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo. Il coordinatore del collegio di difesa di Cappato e Welby, Filomena Gallo (segretario della Associazione Coscioni), spiega che il processo “continua nonostante l’ordinanza della Corte Costituzionale, perché innanzitutto c’è il reato di rafforzamento della volontà insieme all’aiuto fornito entrambi previsto dall’art. 580 cp. Come durante il processo svoltosi presso la Corte di Assise di Milano per l’aiuto fornito a Fabiano Antoniani, anche in questo caso dovrà essere provato che non c’è stata istigazione, rafforzamento della volontà di Davide. La Corte di Assise di Massa potrebbe dissentire da Milano e condannare entrambi gli imputati o assolverli, oppure potrebbe individuare una diversa questione di costituzionalità oppure no”. Davide Trentini era malato di sclerosi multipla dal 1993. Aveva 53 anni e la sua vita, segnata da una salute progressivamente sempre più deficitaria, era diventata un calvario. Per questo ha contattato prima Marco Cappato e poi Mina Welby, per poter conoscere come accedere alla morte volontaria in Svizzera. Dopo vari incontri e dopo l’aiuto di Welby nello sbloccare alcune procedure burocratiche – svolgendo anche il delicato ruolo di interprete in lingua tedesca con la medesima clinica elvetica – Trentini ha ricevuto il cosiddetto semaforo verde. In un messaggio di saluto, che ha voluto lasciare attraverso l’Associazione Luca Coscioni per spiegare la sua decisione, ha detto: “Basta dolore, “la cosa principale è il dolore, bisogna focalizzarsi sulla parola dolore. Tutto il resto è in più”. Così il 13 aprile 2017, in una clinica di Basilea, accompagnato da Mina Welby, ha scelto il suicidio assistito. Si tratta, nello specifico, di una forma di eutanasia, legale in Svizzera, dove a seguito di un iter strettamente regolamentato, e sotto controllo medico, la persona che ne fa richiesta autonomamente si somministra il farmaco, senza intervento di terzi. Il giorno dopo Mina Welby, che gli era stata affianco e d’aiuto nel viaggio, e Marco Cappato, che aveva raccolto, attraverso l’associazione Soccorso Civile Sos Eutanasia di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli, i fondi mancanti per pagare la clinica Svizzera, si sono presentati presso la stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi. Anche in questo caso, come in quello di Dj Fabo, una “disobbedienza civile” volta a mettere sotto processo l’art. 580 del codice penale, rubricato “istigazione o aiuto al suicidio”, che sostanzialmente vieta in Italia l’aiuto all’atto di morte volontaria consentito in Svizzera, pena la reclusione dai 5 ai 12 anni. La Corte Costituzionale lo scorso 24 ottobre, a conclusione del processo che coinvolge Cappato per l’assistenza al suicidio assistito di Dj Fabo, ha dato un anno di tempo per affrontare finalmente il tema, e per discutere la  proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, sottoscritta nel 2013 da oggi da oltre 130 mila cittadini e riconsegnata pochi giorni fa da Marco Cappato. Filomena Gallo, Mina Welby, Carlo Troilo e Marco Perduca  al presidente della Camera Roberto Fico, per chiedere un’immediata discussione della proposta, che attualmente giace in Parlamento. Già 62 deputati e senatori hanno deciso di aderire all’ intergruppo per le scelte di fine vita, per chiedere insieme la calendarizzazione della discussione. (12 nov – red)

 

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