Roma, 12 nov – Pomella ne è consapevole e tanti sono i rimandi, le citazioni, gli echi letterari nelle 208 pagine del suo libro. Ciò che però è unico e irripetibile è il coraggio di mettersi completamente a nudo di fronte alla pagina bianca, con una cronaca asciutta, anche spietata, con la scelta a tratti maniacale delle parole, perché nulla sia concesso ai luoghi comuni (o pregiudizi) più diffusi quando si parla di depressione, spesso ancora considerata un vago e non meglio precisato stato dell’umore, al fondo imputabile a una qualche debolezza di carattere. La prosa forte, impietosa e ferma, priva di enfasi, ma non di ironia fa sì che la lettura scorra veloce, appassionata e sì, emozionante. La banalità dei gesti quotidiani trasfigurati dal dolore che tutto travolge, affetti, memoria, casa, lavoro. E sullo sfondo Roma, le sue strade, i suoi tic, le borgate e i quartieri bene, parte anch’essa del racconto, al tempo stesso baratro e appiglio per uscirne. (Ema)
