Roma, 16 nov – Eppure, fa notare l’associazione dei contribuenti italiani, la procedura sulla carta sarebbe semplice: ”se una struttura non può garantire il rispetto dei tempi previsti per una visita specialistica, lo stesso sportello delle prenotazioni, deve indicare al cittadino le strutture pubbliche o private accreditate (convenzionate) che assicurano il rispetto della tempistica; solo nel caso che nessuna struttura pubblica o convenzionata sia in grado di erogare la prestazione l’Azienda sanitaria può autorizzare la prestazione in regime intramurario. In questo caso il cittadino non deve sostenere alcun onere economico aggiuntivo, se non l’eventuale ticket (se non esente). ”La prestazione intramuraria risulta per il medico molto più vantaggiosa dal punto di vista economico e il fenomeno è talmente sfuggito di mano che lo stesso Ministro con una circolare del 14 giugno 2018, chiedeva agli Assessorati per la sanità delle Regioni le modalità e i criteri individuati dai piani aziendali per la determinazione dei volumi di attività istituzionale e dei volumi di attività libero-professionale intramuraria”.
(red)