Firenze, 19 nov – Sono queste le province, dicono all’Iref, dove l’export va bene (pesa nove punti percentuali in più rispetto alla media nazionale), dove la ricchezza è maggiormente redistribuita sul territorio e tra gli strati sociali. E dove il disagio sociale è più basso della media (94,7 a fronte di 181,6 dato nazionale) e dove i cittadini si impegnano di più in attività di volontariato e nelle organizzazioni del terzo settore (144 volontari ogni mille abitanti, a fronte di 88 in tutta l’Italia), anche perché queste ultime sono più numerose sul territorio (7,8 ogni mille abitanti rispetto a 5,7 nel totale). Per i ricercatori quindi non è casuale che i partiti del vecchio schema politico riescono ancora a rendere attuale la loro offerta riformista moderata, sebbene senza più le antiche certezze, dal momento che riescono comunque a presidiare i processi di produzione diffusa di ricchezza e i processi di inclusione sociale tesi a prevenire fenomeni di marginalità e di degrado. Qui dunque il centrosinistra è ancora ascoltato dai cittadini i quali però si sono appropriati di un diritto di recesso in caso di ripensamento, come accaduto nelle recenti elezioni comunali. All’altro capo di questa asse immaginaria abbiamo Massa-Carrara, che sta fra le province depresse: cioè quelle dell’Italia (quasi tutto il Meridione) in lento declino o immobile in una stasi economica e sociali. E in queste aree gli elettori stanno andando verso un bipolarismo sostitutivo, dove i due partiti populisti suppliscono, ora l’uno ora l’altro, alla caduta del primato dei partiti del bipolarismo classico centrosinistra -centrodestra. (SEGUE)