Roma, 21 nov – La storia familiare è uno dei maggiori fattori di rischio del carcinoma ovarico a causa della trasmissione ereditaria della mutazione dei geni BRCA. “Nonostante la percentuale di accesso al test BRCA in Italia superi la media mondiale non è accettabile che per una donna su tre il percorso rimanga difficoltoso – commenta Nicoletta Cerana, presidente ACTO Onlus–Alleanza contro il cancro ovarico Onlus – ACTO è concretamente impegnata nel sostenere il diritto delle pazienti ad accedere ai test, anche attraverso campagne di sensibilizzazione delle donne, dell’opinione pubblica e delle Istituzioni”. “La valutazione dello stato mutazionale di BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico ha un ruolo fondamentale, non solo per l’identificazione della predisposizione familiare al cancro, ma anche per indirizzare le scelte terapeutiche e l’approccio chirurgico – afferma Giovanni Scambia, direttore Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino, Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma – le recenti Linee guida italiane hanno ribadito l’importanza della ricerca della mutazione BRCA per tutte le pazienti con carcinoma ovarico non mucinoso e non borderline, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primitivo ed hanno anche sottolineato come sia preferibile, laddove possibile, eseguire in prima istanza il test somatico, per poi eseguire la ricerca sul germinale in quelle pazienti con esito positivo”. (SEGUE)