Il deputato calabrese Giuseppe D’Ippolito, avvocato di Beppe Grillo, nella lista dei 18 malpancisti del Movimento 5 stelle che hanno manifestato il loro dissenso sul decreto Sicurezza, afferma in una intervista a La Stampa: “Ci sono delle criticità che vanno superate e il nostro è un disagio che va compreso, che va oltre il merito del provvedimento. Non siamo diventati parlamentari per spingere dei bottoni a comando”. E sul ritiro degli emendamenti precisa: “Abbiamo semplicemente deciso di convergere sui cinque emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali. Una questione di praticità. Le nostre proposte di modifica erano simili: dalla gestione degli Sprar e dello status di rifugiato alla concessione del permesso di soggiorno agli immigrati regolari, fino alla disciplina per l’assegnazione dei beni confiscati”. E su Salvini il quale ha detto che “salta tutto” se il dl sicurezza in arrivasse in porto intergro dice: “Non è importante quello che dice Salvini, ma quello che diciamo noi. Sapevamo dall’inizio che l’alleanza con la Lega non sarebbe stata una passeggiata di salute. Il Movimento, però, deve mantenere la sua identità”, “la politica di Salvini è spesso fondata più sulla comunicazione che su atti concreti; noi dobbiamo essere quella forza moderata che costituisce un argine alle sue sparate, a volte incomprensibili, e che lo riporta sulla via indicata dal contratto di governo”. Sembra la posizione della corrente ortodossa di Roberto Fico… “Io Fico non l’ho sentito e non credo ci sia una fronda interna. Siamo autonomi. Poi a volte le idee coincidono. Il problema vero è che c’è una contraddizione interna al Movimento che va superata. Credo che i vertici abbiano finora imboccato le strade sbagliate per gestire il gruppo parlamentare. Le nostre competenze non vengono valorizzate. Quando si deve valutare un provvedimento del governo ci vogliono tutti allineati, ma è nelle prerogative del parlamentare cercare di migliorare una legge mettendo a frutto la propria esperienza”. (21 nov – red)