Roma, 26 nov – “L’uguaglianza del voto è una delle prerogative fondamentali dalla Costituzione. Non può darsi un voto di peso differente tra diverse collocazioni territoriali o situazioni personali – prosegue ancora Ricci -. Se l’emigrazione, seppure provvisoria e precaria, è destinata a crescere e la popolazione interna a decrescere, come possiamo garantire la parità del voto dei cittadini italiani qualunque sia la loro condizione? 6 milioni di cittadini all’estero corrispondono al 10% della popolazione. Una popolazione pari a quella di regioni come il Lazio o la Campania. Se vi consideriamo anche la parte nascosta che non si iscrive all’Aire o non è censita alle Anagrafi Consolari, siamo più probabilmente vicini ai 7 milioni; cioè la seconda regione (virtuale) dopo la Lombardia. Un corpo elettorale a cui spetterebbero oggi circa 50 deputati e 25 senatori. Nell’ipotesi di una riduzione al 50% dell’intero parlamento, circa 25 deputati e 12 senatori. Di fronte a queste dimensioni dovremmo aggiornare la riflessione generale sul voto all’estero e farci latori di proposte coerenti con ciò che conosciamo. La riserva (bloccata) di parlamentari definita dalla riforma costituzionale del 2001 e dalla successiva Legge 459 non pare più sufficiente a garantire un equilibrio soddisfacente tra voto all’estero e voto in Italia. L’impressione è che porsi a strenua difesa del piccolo mondo antico non ci aiuta purtroppo a far emergere le nostre questioni al livello che meritano nella discussione nazionale”. (Red)