Roma, 3 dic – Come già rilevato per il 2016, anche nel 2017 è nel Mezzogiorno che si registrano i valori di crescita più elevati per operatori (+2.311, +7,9%), produttori (+2.036, +7,3%), trasformatori (+270, +11,5%), impianti di trasformazione (+464, +14,1%) e superficie (+22.220 ettari, +31,2%) del settore agroalimentare certificato di qualità. Gli allevamenti, a fronte di un calo al Nord di 690 strutture, aumentano sia nel Mezzogiorno che nel Centro di 88 unità. Gli operatori risultano presenti maggiormente nel Nord dove, seppure in calo, sono localizzati il 39,1% dei produttori e il 40,8% dei trasformatori con il 41,3% degli impianti di trasformazione. E’ quanto emerge da un report dell’Istat. Come nel 2016, anche nel 2017 gli allevamenti localizzati nel Mezzogiorno (47%) superano quelli rilevati nel Nord (39,9%). Oltre i tre quarti della superficie (75,5%) sono concentrati nelle regioni centro-meridionali (35,3% nel Centro e 40,2% nel Mezzogiorno). La distribuzione per zona altimetrica mostra la netta prevalenza dei produttori ubicati in montagna e collina, che costituiscono insieme oltre i tre quarti (76,5%) del totale. Tra i produttori, le donne scendono dal 20,1% del 2016 al 16,2% (-2.798); viceversa, gli uomini salgono dal 79,9% all’83,8% (+4.203). Nei principali settori zootecnici la presenza in termini percentuali delle produttrici è ancora più bassa: 16,9% nel settore delle Carni fresche, 3,3% in quello dei Formaggi e 2,5% nel settore delle Preparazioni di carni. La presenza femminile risulta più consistente nei settori vegetali, in particolare degli Oli extravergine (31,7%) e degli Ortofrutticoli e cereali (18,2%). Viene quindi confermata la difficoltà delle donne a inserirsi nei settori zootecnici in cui è più difficile conciliare produzione, rapporto con il mercato ed esigenze familiari. (SEGUE)