Roma, 3 dic – L’ambito in cui è possibile portare avanti il maggior numero di considerazioni è sicuramente quello dei comuni italiani. La legge 215 del 2012 ha infatti introdotto una serie di misure con il chiaro scopo di favorire l’equilibrio di genere negli organi di rappresentanza politica. In particolare sono stati coinvolti dalla normativa tutti i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. I correttivi introdotti sono stati le quote di lista e la doppia preferenza di genere. Fino all’approvazione della legge la situazione di disparità era evidente, sia analizzando i dati dei candidati che quello degli eletti. Dal 2009 al 2012 la percentuale di uomini tra i candidati era costantemente oltre il 70%, raggiungendo un picco notevole nel 2010, quando 1 solo candidato su 4 era donna. Solo con il primo anno di applicazione della legge (nel 2013) le donne hanno superato il 30% di rappresentanza nelle liste dei candidati, segnando quindi un forte cambio di passo. Tra il 2009 e il 2016 la percentuale di donne tra i candidati alle elezioni comunali è aumentata del 26,84%.
(PO / SEGUE)