Roma, 3 dic – Cosa ci fa un filosofo della scuola di Francoforte come Habermas insieme al capo di Stato francese Macron e al presidente del Partito Socialdemocratico Tedesco Sigmar Gabriel? Parlano di Europa, di politica, di economica, di diseguaglianze. Lo hanno fatto nel marzo del 2017, in un incontro alla Hertie School of Governance di Berlino, dal titolo “Quale futuro per l’Europa?”. Quell’incontro e la discussione profonda che lo ha caratterizzato è diventato da poco un libro di Habermas, Macron e Gabriel: “Ripensare l’Europa” (Castelvecchi, 2018, 48 pagine, 5 euro). Si tratta di un volumetto agile e veloce, che si apre con una introduzione del filosofo tedesco che introduce i temi fondamentali della discussione, ricordando come nonostante tra Germania e Francia il “contesto politico, sociale ed economico sia diversissimo, il sentimento generale dei cittadini riflette […] un’analoga irritazione: irritazione per l’inerzia dei governi, che – malgrado la crescente e palpabile pressione dei problemi che ci troviamo a fronteggiare – continuano a vivacchiare senza alcuna prospettiva di ristrutturazione. L’impressione è che la mancanza di una volontà politica ad agire si riveli paralizzante, specie alla luce di quei problemi risolvibili solo collettivamente, a livello europeo”. E in questo contesto, poi, allargando lo sguardo oltre Germania e Francia e spostandosi verso nord o sud dell’Europa, Habermas fa notare come si riscontrino significative differenze tra le economie, nel debito nazionale, nei tassi di crescita e nei livelli di disoccupazione e come tutto ciò produca, nel concreto, anche una progressiva erosione della coesione politica dell’Unione monetaria e una generale sfiducia popolare nell’UE. (Ema / SEGUE)