Roma, 4 dic – In una intervista a Il Fatto, il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce che suo padre “ha tenuto nascosto a noi figli” il debito della azienda di famiglia con Equitalia. E alla domanda se sua madre avesse debiti con il fisco quando gli ha ceduto l’azienda, risponde: “Non lo so, se ne è occupato il commercialista. Io all’epoca ho solo accettato la donazione di mia madre. L’attività imprenditoriale della Srl è cessata da oltre un anno e domani (oggi, ndr) la stessa verrà posta in liquidazione. Poiché ho già dichiarato di non essermi mai occupato di fatti di gestione, di essere stato operaio della ditta di mia madre per soli 4 mesi, e di aver aperto il cancello del deposito di mio padre qualche volta e niente più, non potendomi ora occupare del controllo di legalità e della revisione contabile postumi delle aziende di famiglia, io direi di finirla qui perché devo occuparmi dei problemi del Paese”. Precisa inoltre che il padre, Antonio Di Maio, al quale sono state notificate 33 cartelle esattoriali di Equitalia, dal 2001 al 2011, per un totale di 134 mila euro, saliti a 176mila con interessi di mora e altri oneri, “non aderirà alla rottamazione” così come “non ha aderito alla rottamazione prevista nel 2015/2016”. E aggiunge: “Non so se alcune cartelle si estingueranno, ma resta il fatto che su un debito di circa 180.000 euro questo non migliorerebbe in maniera significativa la situazione di mio padre”. (red)