Roma, 5 dic – Al centro delle discussioni della XVI riunione del Comitato il possibile aumento di capitale della Banca, sia in termini di orizzonte temporale del processo che in termini di entità dell’aumento. Il management della Banca preme per chiudere il negoziato durante le prossime riunioni annuali che si svolgeranno nel mese di giugno, gli azionisti non regionali (ad eccezione di USA e Francia) sono nell’insieme contrari a fissare questa scadenza e sta prendendo piede l’ipotesi di una data nel secondo semestre del 2019. Il precedente aumento di capitale ordinario, approvato nel 2010, è stato pari al 200 per cento; per il 2019 si prospettano una serie di scenari possibili, che si sostanzierebbero in aumenti che vanno dal 100 al 300 per cento in termini di quantitativi e in diversi schemi di tempi di pagamento, otto/dodici o quindici anni, a significare la scelta tra un aumento significativo e allungamento dei tempi standard dei pagamenti rispetto ad un aumento contenuto con una durata dei pagamenti più breve.
Le discussioni sull’aumento di capitale saranno anche un’occasione per definire le riforme istituzionali necessarie al rafforzamento della capacità di operare efficacemente della Banca, in un quadro strategico coerente con i Sustainable Development Goals (SDGs), il Paris Climate Agreement e la Africa Union’s Agenda 2063. La pianificazione strategica del decennio 2013-2022 si è tradotta in cinque priorità operative, High 5s Agenda, con particolare attenzione a quattro aree trasversali, climate change, gender, equality, fragility e governance.
Domani, durante il seminario Africa, Sfide e opportunità: l’Italia e la Banca Africana di Sviluppo, verranno discusse le potenzialità dei rapporti con l’Italia che detiene il 2,4 per cento del capitale della AfDB, e il relativo potere di voto, e che è uno dei Paesi fondatori del Fondo africano di sviluppo.
(red)