Roma, 6 dic – In una situazione ipotetica di perfetta eguaglianza, ogni quinto della popolazione disporrebbe di una quota di reddito pari al 20% del totale. La distribuzione del reddito totale nei quinti fornisce, dunque, una misura sintetica della disuguaglianza. Se si fa riferimento alla distribuzione dei redditi individuali equivalenti, senza la componente degli affitti figurativi, si nota che il 20% più povero della popolazione dispone soltanto del 6,7% delle risorse totali mentre il quinto più ricco ne possiede il 39,3%; in altri termini, il reddito totale dei più benestanti è pari a 5,9 volte quello degli individui appartenenti al primo quinto. L’inclusione degli affitti figurativi riduce la distanza fra ricchi e poveri, portando i cittadini più ricchi a percepire nel complesso un reddito pari a 5,1 volte quello degli appartenenti al primo quinto. E’ quanto si legge in un report dell’Istat. La crescita del reddito reale nel 2016 è associata, diversamente da quanto osservato nell’anno precedente, a una riduzione della disuguaglianza: il reddito equivalente del quinto più povero della popolazione è infatti cresciuto in media del 7,7% in termini reali rispetto al 2015, mentre il reddito del quinto più ricco è aumentato dell’1,9%, portando il rapporto tra la quota di reddito dei più benestanti e quella dei più poveri da 6,3 a 5,9. In ogni caso, la perdita complessiva accumulata a partire dal 2009 rimane più ampia per gli individui appartenenti al primo quinto (-14,3% in termini reali) rispetto a tutti gli altri quinti, per i quali la contrazione del reddito equivalente oscilla tra i 6 e gli 8 punti percentuali. (SEGUE)