Roma, 7 dic – Critiche attese, come quelle del Partito democratico (“Nel 2019 le imprese pagheranno oltre 6 miliardi di tasse in più, e per la prima volta negli ultimi anni non ci sarà una diminuzione delle tasse, che resteranno uguali – dice Andrea Marattin – e consentire a tutti il pensionamento anticipato in un paese in cui per anni si è consentito di andare in pensione a 38 anni è la più grande operazione di redistribuzione dai giovani ai vecchi”) ma anche non così scontate, come quelle di Fratelli d’Italia: (“Abbiamo difeso il governo contro gli attacchi dell’Unione Europea che sul rispetto dei parametri fa due pesi e due misure, ma al primo buh dell’Europa ci siamo messi a trattare – protesta Giorgia Meloni – Percepiamo l’evidente imbarazzo di chi sa che non potrà mantenere le promesse mirabolanti fatte: sul reddito di cittadinanza i conti non tornano, a meno che non sia in atto un complotto della lobby delle calcolatrici”) o del Maie, che vota sì turandosi il naso: “Ribadiamo la fiducia a questo governo come lo farebbe un amante tradito: siamo delusi e dispiaciuti per questa finanziaria che non ha dato spazio al Sud, che aiuta in maniera assistenzialista e non la crescita con il reddito di cittadinanza”. (SEGUE)