Roma, 11 dic – «Da una piccola esperienza può nascere una grande visione. Abbandonando con fatica e passione i veleni dell’inimicizia, questi giovani, si sono riconosciuti reciprocamente come persone, depositarie di diritti inalienabili, e ne è nato un dovere comune: cambiare insieme il mondo, portare pace. Un’applicazione concreta e insolita dei diritti umani permette loro di vivere già oggi quello per cui voi, illustri Ambasciatori, impegnate la vostra vita e la Vostra alta responsabilità professionale e civile, specialmente in questo luogo unico nel mondo» ha sottolineato il presidente di Rondine, Franco Vaccari. Sono stati Noam e Chris, un giovane israeliano e una giovane palestinese, a leggere l’Appello dal prestigioso palco delle Nazioni Unite: due giovani appartenenti a popoli in conflitto, nemici tra loro, che fanno parte di quel miliardo e mezzo di giovani che in tutto il mondo vivono divisi da muri e reticolati e sono coinvolti a vario titolo in conflitti e guerre armate. Attraverso la loro voce è stato chiesto ai 193 Stati membri e alla comunità internazionale di investire una cifra simbolica, pari al costo di un’arma, in borse di studio per giovani leader di pace e inserire l’educazione ai diritti umani nei sistemi di istruzione nazionale. A rafforzare l’Appello, che è stato presentato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e già ricevuto il sostegno di Papa Francesco, la delegazione dei leader di pace che si sono già formati a Rondine: armeni, azerbaijani, serbi e kosovari, abcasi e georgiani, e molti altri provenienti da oltre 25 popoli diversi, in rappresentanza dei 200 ex studenti dell’associazione oggi uniti nell’organizzazione Rondine International Peace Lab. (PO / BIG ITALY / SEGUE)