Roma, 14 dic – Una manovra, aggiunge il deputato dem, che “dice No agli italiani all’estero perché non vengono aumentati gli esoneri per le tasse come l’Imu e la Tari, che ci fanno sentire cittadini di serie B: paghiamo tasse piene, anzi spesso molto spesso paghiamo l’Imu quando altri italiani in Italia non la pagano, e non abbiamo servizi minimi dello Stato”. Soprattutto, spiega ancora Ungaro, “la manovra smantella il nostro sistema di rappresentanza per gli italiani all’estero, che tutto il mondo ci invidia”. Un sistema fatto di “Comites, Cgie, Camere di commercio italiane all’estero e scuole italiane all’estero”, conclude il deputato del Pd ricordando che “non viene prolungato il Fondo cultura oltre il 2021. Tutto questo è un grande No per gli italiani all’estero. Noi chiediamo al governo di ascoltare le nostre istanze”. Anche secondo Silvana Mangione, vicesegretario generale del Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei, “manca una visione lungimirante. La presenza dell’Italia all’estero rende il nostro Paese sempre più forte” e per questo “non può essere relegata a una riga in fondo a un elenco”. Dal Cgie, però, si alza una voce fuori dal coro: Mariano Gazzola, vicesegretario del Cgie per l’America latina, sottolinea che “l’attenzione del governo per gli italiani nel mondo si misura non solo con i fondi ma con gli atteggiamenti e ora in discussione ci sono due temi importanti: il voto all’estero e la riforma della legge sulla cittadinanza, su cui il governo ha dato al Cgie la prerogativa di predisporre un progetto. Anche questa è attenzione”. (SEGUE)