Sei milioni di persone. Questa l’entità del pubblico che complessivamente ha assistito agli spettacoli messi in scena in Italia nell’ambito delle Stagioni Russe, la rassegna che ha portato nella penisola oltre trecento eventi artistici di altissimo livello. Un numero che più di ogni altra considerazione fotografa l’interesse suscitato dalla manifestazione dal nord al sud dello stivale, come hanno sottolineato a più riprese i partecipanti alla conferenza stampa di chiusura della kermesse, tra cui il ministro della Cultura Alberto Bonisoli e il suo omologo russo Vladimir Medinsky. Di uno “straordinario successo” delle Stagioni Russe ha parlato in particolare il titolare del Mibac, per il quale quest’anno di festival “resterà nella nostra memoria collettiva: non ricordo infatti nulla di così articolato e diffuso nel Paese. Nemmeno commento la qualità delle proposte portate in scena – ha aggiunto il ministro – perché quando parliamo di Russia si tratta sempre del massimo livello. Mi ha inoltre colpito l’incredibile offerta culturale che si è concretizzata”. Anche in questo caso, i numeri dicono tutto: nell’anno che va terminando sono state infatti allestite 35 mostre, 37 spettacoli teatrali, 63 concerti di musica sinfonica, 55 balletti, 31 progetti dedicati all’arte cinematografica, 44 tournée dei collettivi tradizionali più importanti, 45 festival del circo e dell’arte. Una vera e propria pioggia di cultura russa che è stata ottimamente accolta nel nostro Paese. A tal proposito, il rappresentante dell’esecutivo ha voluto ribadire la stretta collaborazione del suo dicastero e l’Ermitage, “sempre più presente nel panorama culturale italiano”. Non è mancato, nell’intervento di Bonisoli, un accenno agli anni della guerra fredda, periodo nel quale, nonostante Italia e Russia si trovassero all’interno di due blocchi antagonisti, “la collaborazione interculturale è comunque andata avanti”, ennesima conferma del fatto che le radici del sapere tra Italia e Russa sono ben solide e affondano nei secoli.
Quello della cultura come “ponte” in grado di superare ostacoli altrimenti difficilmente sormontabili è stato un concetto evidenziato anche dall’ambasciatore Sergey Razov, che ha sottolineato l’ottimo momento che stanno vivendo i rapporti tra Roma e Mosca, auspicando che non venga interrotto il “crescendo incessante” della collaborazione, non solo culturale, tra i due Paesi. Cultura a parte, nell’anno in arrivo “ci aspettiamo un incremento del 15% degli interscambi tra Italia e Russia” nonché il concretizzarsi di tutta una serie di progetti economici in cantiere da qui al 2025. Razov ha inoltre ribadito l’importanza della firma degli accordi commerciali freschi di firma al ministero del Lavoro come il Progetto “Arctic LNG 2”, tra le società SAREN, Novatek, SACE e Nuovo Pignone. “La nostra cooperazione con l’Italia – ha detto Razov – è dunque prioritaria nonostante alcune turbolenze nei rapporti tra la Russia e alcuni Stati europei. Con l’Italia stiamo invece superando tutti gli ostacoli”.
L’importanza del ruolo della cultura nella pacificazione è stato ulteriormente ribadito da Michele Dall’Ongaro, Presidente e Direttore Generale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che ha invitato a una riflessione costruttiva sulla differenza tra la capillare azione di diffusione della cultura musicale portata avanti in Russia rispetto a quanto non avviene nel nostro Paese. (20 DIC / deg)
