Roma, 24 dic – Forse perché, come ha detto a “DiMartedì” su La7, scrivere un romanzo costa molto meno e ci si può permettere di ambientare una storia in cima al ponte di Brooklyn, nel cuore di New York, senza portarvi dispendiose troupe. Scherzi a parte, Genovese riprende un refrain già utilizzato da altri autori, quello degli aspiranti suicidi – si pensi a Piccoli suicidi tra amici di Aarto Paaslinna – e lo utilizza per far muovere personaggi diversi tra loro, uniti dall’essere a un passo dalla morte, finiti per fare, tutti assieme, un colorato e pazzesco inno alla vita. La vicenda si muove in più piani che si sovrappongono, lo stile è leggero e dà numerosi indizi per far capire che “dietro la penna” c’è un regista prestato alla scrittura: sarà per le descrizioni pregnanti o per il ritmo calzante, ma è facile immaginare tante scene trasposte in un film. Non è un caso che molto presto Il primo giorno della mia vita diventerà proprio una pellicola e stando ai rumours sarà girata negli States. (Red)