Roma, 28 dic – La gestione del ciclo di vita dei prodotti e del ciclo di vita dei rifiuti, spiega la ricerca, sono nel cuore dell’economia circolare, tanto che essa non riguarda solo ciò che succede dopo la produzione e il consumo di un bene ma parte dalla progettazione a monte di un sistema più efficiente riguardo all’uso di risorse. Prevede innanzitutto che vengano utilizzate in modo massiccio le fonti e le risorse rinnovabili, elemento centrale della sostenibilità, e che chi produce e chi consuma diventi responsabile del ciclo di vita del prodotto.
Comprende una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per essere disassemblato, per essere differenziato e riciclato o riutilizzato nella sua interezza o in singole parti. “Il nostro Paese ancora una volta si conferma leader nell’economia circolare e il settore del riciclo un asse portante di questa economia basata sull’ottimizzazione delle risorse e la loro valorizzazione. Il nuovo pacchetto di direttive chiede di fare ancora di più, con un innalzamento dei target di riciclo per gli imballaggi, target al 2025 che sono già raggiunti per quasi tutti i materiali. – ha dichiarato Giorgio Quagliuolo, presidente di CONAI -. Per fare di più stiamo agendo su ecodesign e design for recycling, diversificazione del contributo ambientale in funzione dell’effettiva riciclabilità, lo sviluppo di una raccolta differenziata di qualità ed investimenti in R&S su tecnologie innovative e nuove applicazioni di prodotti del riciclo”. Il Sistema CONAI, che con i Consorzi di Filiera CIAL, COMIECO, COREPLA e RICREA, ha commissionato e sostenuto la ricerca, è oggi protagonista dell’economia circolare, rappresentando un esempio in Europa e un modello virtuoso che in poco più di vent’anni ha garantito l’avvio al riciclo di oltre 55 milioni di rifiuti di imballaggio e permesso di evitare la costruzione di oltre 130 nuove discariche. In Italia, solo nell’ultimo anno (il 2017) è stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo sull’intero territorio nazionale, per un totale di 8,8 milioni di tonnellate di rifiuti, valore in crescita del 3,7% rispetto al 2016. Se si analizzano tre indicatori fondamentali di questo fenomeno, rapportandoli non solo alla media europea ma anche, attraverso un confronto diretto, ai maggiori Paesi dell’Unione Europea (Germania, Spagna, Francia, Regno Unito) notiamo che l’Italia è leader per il tasso di produttività nell’uso delle risorse (quanti euro di PIL si producono per ogni kg di materia consumata), il tasso di circolarità della materia nell’economia (quante materie seconde impieghiamo sul totale dei consumi di materia), e per il tasso di riciclo dei rifiuti (quanti rifiuti, urbani e non urbani, inclusi l’import ed export, avviamo a riciclo internamente). Confermano il buono stato di salute dell’industria del riciclo italiana, e le prossime sfide future, i Presidenti dei Consorzi Nazionali per il Riciclo degli Imballaggi in plastica (Corepla) e a base cellulosica (Comieco).
(SEGUE)