Roma, 31 dic – Intervistato dal Messaggero, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sottolinea l’importanza dell’accordo con Bruxelles su una manovra chiusasi non senza scontri e polemiche argomentando che “il nostro Paese aderisce all’euro, la moneta unica europea, che richiede di rispettare alcuni parametri per i conti pubblici; diretti a garantire la stabilità e il valore della moneta stessa. Aver trovato un accordo con la Commissione ha permesso a noi tutti di non esporci a un’instabilità finanziaria, sempre imprevedibile”. Ma c’era veramente il rischio di una procedura? “Certamente e molto concreto. La Commissione aveva già annunciato una procedura per l’eccessivo ammontare totale del nostro debito pubblico. Una volta avviata la procedura, per fare un solo esempio di conseguenze negative, la Commissione avrebbe verosimilmente chiesto al nostro Paese la riduzione del debito in tempi rapidi e per quantità consistenti e tutto si sarebbe tradotto in maggiori tasse. Ho sempre pensato che andasse evitata”. A maggio si voterà per il Parlamento europeo. Qual è la posta in gioco? “Per una serie di concause, queste saranno le prime vere elezioni politiche per l’Europa, in cui la mera verifica dei rispettivi equilibri nazionali passerà in secondo piano. Noi elettori sappiamo che si voterà per condizionare le opzioni di fondo e le politiche comuni europee dei prossimi cinque anni”. Perché questo cambiamento di percezione? “Credo che le opinioni pubbliche dei vari Stati Ue, dopo decenni di un’Europa che andava avanti per spinta inerziale, scosse dalla crisi economica e dalle grandi migrazioni si stiano ponendo interrogativi che prima facevano parte solo di dibattiti ristretti”. Quindi pensa possa esserci un cambio radicale nel progetto europeo? “Se questo sarà possibile lo vedremo dopo il voto, ma direi che le persone, ai seggi, penseranno che possono effettivamente influire ed è vero. Semplificando molto, si potrebbe affermare che la scelta sia fra un rilancio, magari su basi diverse, dell’integrazione europea e un ritorno a logiche di sovranità nazionale. Ma lo scenario è molto più variegato, sebbene agli estremi si confrontino queste due posizioni. Comunque la si pensi, l’Unione Europea ha davvero bisogno di un tagliando”. (red)