Roma, 2 gen – “È curioso: parlano tutti come se al tavolo ci fossero stati loro. lo questa negoziazione l’ho condotta in prima persona, a Bruxelles, poi da qui e con quel telefono, fino all’ultimo minuto utile, e posso dirle due cose certe. Se non avessimo affrontato la Commissione e non l’avessimo convinta delle nostre ragioni, non avremmo potuto disporre delle risorse che abbiamo e non avremmo potuto spenderle come avevamo deciso di spenderle”. Lo afferma Giuseppe Conte, in una intervista a Panorama, nella quale ripercorre la sua trattativa con Bruxelles. Il premier ricorda che “il punto di partenza, quando siamo entrati in carica, era questo: una manovra parametrata su un deficit dello 0,8 per cento e con le clausole di salvaguardia sull’Iva da disattivare per 12 miliardi e mezzo” e “se non fossimo partito dal 2,4, non avremmo ottenuto mai il 2,04 per cento”. Rivendica quindi che le misure di quota 100 e reddito di cittadinanza “le sento tutte come mie”. E precisa: “Considero il negoziato – e questo mi pare sia sfuggito a molti osservatori – solo il primo capitolo di una grande e articolata riforma di cui l’Italia ha bisogno”, “abbiamo convinto l’Europa che stiamo già facendo di più. E che tutti questi interventi sono collegati da una visione di prospettiva comune. I numerini della manovra contano, anche perché alle spalle hanno vari interventi che ne moltiplicheranno gli effetti, tra cui una delle leggi anticorruzione migliori del mondo, la legge di delega per riformare il codice degli appalti che ci viene richiesta da tutti gli imprenditori. Contano, anche, perché stiamo per varare la revisione di un codice degli appalti di cui tutti gli imprenditori e gli amministratori pubblici ci segnalano difficoltà di applicazione. Noi stiamo intervenendo per sbloccare un sistema fermo”. (SEGUE)