Roma, 2 gen – Poi sottolinea: “Secondo lei conta o non conta la cabina di regia che istituiamo a Palazzo Chigi con i 300 migliori professionisti per sbloccare gli investimenti e seguire i progetti europei anche in fase di realizzazione? Le rispondo io: conta”, “una resa? Abbiamo mantenuto, in condizioni difficilissime, e malgrado i vincoli che avevano ereditato, gli investimenti più importanti. Abbiamo messo in campo misure per assistere i più deboli moralmente doverose e utili”, “questo risultato secondo me è una vittoria per l’Italia”. Quante volte al giorno controllava lo spread? “Seguo un principio di salute mentale: con una porzione del mio campo visivo non lo perdo mai di vista, ma faccio sì di non averlo mai davanti agli occhi”. Quindi entra nei dettagli del suo difficile negoziato: “Mercoledì sera la notizia era trapelata e, quando ho telefonato personalmente a Valdis Dombrovskis per sbloccare la situazione, l’accordo stava saltando”, “ma non ho mai alzato la voce”. Quali sono stati i due momenti più critici della trattativa? “Il primo sicuramente quando siamo andati a cena a Bruxelles. Ho chiamato Juncker per concordare l’appuntamento e – dietro un tono che formalmente era impeccabile – ho avvertito la certezza che c’era una decisione presa, e che consideravano l’Italia già fuori”, “partendo da questa sensazione, prima della cena, a cui partecipavano gli altri ministri e Pierre Moscovici, ho chiesto a Juncker di parlargli in privato per venti minuti. Ci siamo chiusi in una stanza, solo noi due, e ho puntato sulla sua capacità di lettura politica, sulla sua esperienza. Oggi posso dire che ci siamo capiti. Mentre uscivano mi ha detto: ‘Farò quel che posso per aiutarti’. Lo ha fatto”. L’esplosione dei Gilet gialli in Francia ha facilitato la trattativa? “Vede la differenza tra esserci e immaginare da fuori? Contrariamente a quello che può sembrare in apparenza, la crisi sociale francese nel nostro negoziato ha ottenuto l’effetto opposto. Eravamo in un’altra fase. Diciamo, per semplificare, che avevano già convinto le colombe. A quel punto i rigoristi hanno tirato la corda, facendo questo ragionamento: stiamo cedendo con l’Italia, la Francia si prende la sua flessibilità, così la diga del rigore è rotta!”. (red)