Roma, 2 gen – “Forse perché di formazione non sono un politico, non mi voglio far influenzare dai sondaggi né in un senso né nell’altro. Se ti compiaci quando sei al 65 per cento sarebbe ovvio deprimersi se perdi 10 punti. Io questo non posso permettermelo”, “sono numeri che studia Rocco (Casalino, ndr) e quando lui mi fa: ‘Ma lo sai che…’, cambio discorso e dico: ‘Non voglio sapere nulla’. Ma ricevo molti segnali diretti, per me i più importanti. Non vivo chiuso in questo Palazzo. Gli imprenditori che incontriamo ogni giorno, le persone con cui parliamo sui posti di lavoro, la gente che ci ferma per strada… Mi sono sentito legittimato, a quel tavolo, nei momenti più duri, perché sentivo di rappresentare gli interessi di tutto il Paese”. Lo afferma il premier Giuseppe Conte in una intervista a Panorama. E aggiunge: “Mi considero prestato a tempo per questo lavoro. E anche quando sono al tavolo di Bruxelles, penso che devo difendere il mio mandato”. Quindi conclude: “Non ci siamo sottomessi. E abbiamo posto le basi per crescere. Pensi che tutti i conti sono parametrati con 10 spread a 279. Il che vuol dire che ogni punto che scende, liberiamo risorse utili al Paese”, “non ho mai dubitato che potessero partire le misure annunciate. A un certo punto, quanto questo ci è stato esplicitamente proposto su reddito e pensioni, ho detto: «Non lascerò sul tavolo un solo euro”, “ho lavorato molto a livello di rapporti personali. Ho chiamato tutti. Ho fatto attività di persuasione perché ero sicuro delle nostre ragioni. Avevamo un disegno riformatore e dovevamo comunicarlo. So che è stata una soluzione di compromesso, ma sono molto sereno perché so che era la migliore possibile”. (red)