Roma, 7 gen – Un’inchiesta di Repubblica parla “schedatura” dei 30 membri del Consiglio superiore di sanità sciolto lo scorso 3 gennaio dal ministro della Salute Giulia Grillo, mentre il ministro su Facebook si difende sostenendo che si tratta di “un appunto del tutto informale che ho chiesto in chat ai miei colleghi parlamentari dopo aver sciolto la commissione”, spiegando di non aver promosso un dossier ma un atto di trasparenza in vista delle nuove nomine. Fatto sta che l’approfondimento su precedenti e legami politici degli scienziati ex membri del Css è diventato in poche ore un caso. La Grillo, che pubblica il documento integrale, sottolinea “come a seguito dello scioglimento del Css da più parti, in primis dalle dichiarazioni della ex presidente Siliquini, si chiedeva di agire separando la politica dalla scienza. Semplicemente nel corso di normali interlocuzioni, ho chiesto ai colleghi se avevano notizie di attività politica da parte degli ormai ex membri. Il risultato è sotto i vostri occhi. Vi sembra un dossier? Non ho mai avviato dossieraggi (e mai lo farò), figuriamoci via chat! Il Movimento 5 Stelle è per la trasparenza, per cui mi interessava semplicemente capire in vista di nuove nomine, qualche nota di rilievo pubblica di cui non ero a conoscenza. Ho dichiarato che alcuni ex componenti avrebbero potuto essere rinominati, mi interessava avere qualche informazione. Sottolineo che dal testo non vi sono demeriti: nessuno è così folle da pensare che aver operato un ex presidente del Consiglio possa costituire una nota negativa o che avere una moglie che ha collaborato con un esponente politico dell’opposizione possa costituire un vulnus. Ho agito e agirò sempre per i cittadini in trasparenza per valorizzare il merito nelle nomine e non le appartenenze politiche. Leggo dichiarazioni di fuoco da parte delle opposizioni: è il gioco delle parti. Accusare di epurazione e fascismo, di ‘allarme per la democrazia’, un ministro che legittimamente si informa sul profilo ripeto pubblico di membri di una commissione è semplicemente assurdo e fuori dalla realtà dei fatti che vi presento per quello che sono. Rinnovare le commissioni aprendo le porte al nuovo, magari a chi pur avendo i titoli non ha i legami ‘giusti’ è un’operazione che il Paese probabilmente non ha mai visto e questo dà chiaramente fastidio a qualcuno”. (PO / SEGUE)