Roma, 8 gen – Tutela al primo posto per Niccolò Biondi, amministratore unico Roy Roger’s: “Dobbiamo implementare il Sistema Italia, in questo caso il sistema moda, ed è necessario che le istituzioni si rendano conto di dover tutelare il nostro settore manifatturiero”. Per Maurizio D’Angelo, ceo Fedon 1919, “C’è bisogno di aumentare i consumi affinché il Made in Italy produca, fabbrichi e ci sia quindi la possibilità di occupare persone”. Secondo Emanuele Fabi, lead design di Fabi Spa, “Siamo italiani, creiamo in Italia, dobbiamo produrre in Italia il vero Made in Italy e dare lavoro e ricchezza in Italia”. Gli fa eco Salvatore Toma, presidente Confindustria Puglia Moda: “Il Made in Italy è la storia dei nostri antenati e quindi è il valore aggiunto dell’artigianato, della manualità e del sapere fare Italiano”. Il Made in è un bene da preservare anche per Luca Rossetti, ad Fratelli Rossetti: “Difendiamo il Made in Italy perché tutti noi, a tutti i livelli, ci sforziamo di continuare a fare le cose in Italia”. Corrado Masini, global brand director Harmont & Blaine, loda l’italianità: “Noi siamo l’efficienza in persona, l’Italianità è il mondo globale che noi dobbiamo esportare come DNA. Non c’è nessun Paese al mondo che ha il nostro heritage”. Dello stesso avviso Giuseppe Rossi, direttore generale Pineider 1774: “Il Made in Italy è la quintessenza della garanzia per i consumatori e per l’opinione pubblica, per quanto riguarda qualità, etica e morale”. Punta sui valori Luca Sartori, ad Altea: “Abbiamo dei valori importanti che sono quelli del fashion, del patrimonio artistico-culturale e della cucina che fanno girare l’economia”, così come Raffaele Barba, ceo Barba Napoli: “La cosa più importante in questo momento è tutelare il lavoro in Italia, il lavoro manifatturiero e soprattutto le maestranze e il know-how”. (PO / SEGUE)