“L’Inps non si merita il commissariamento. Non c’è nessuna ragione per farlo: non ci sono né problemi di funzionamento, né fatti gravi. Se accadesse, sarebbe un modo di esautorare il Parlamento che ha un ruolo importante nella procedura di nomina”. Lo afferma il presidente uscente dell’Inps Tito Boeri in una intervista a La Stampa. E avverte che si tratta di un momento delicatissimo: fra reddito di cittadinanza e controriforma delle pensioni “c’è da gestire una mole di lavoro impressionante”. Lega e Cinque Stelle le hanno dato il benservito? “Ormai ci sono abituato. Un giorno mi attaccano, l’altro pure. Per questo dovrebbero avere da tempo individuato un sostituto. Anzi, faccio un appello al governo perché faccia in fretta: prima lo nominano, più tempo avrò per un serio passaggio di consegne”. E replica a Salvini dice che sostiene che faccia politica e lo invita a candidarsi: “Quando c’è una legge da applicare, io do il massimo, anche quando si tratta di norme che non condivido”, “è vero, ho un linguaggio diretto. Non mi piace parlare per mezze frasi, non è nel mio stile. Ma dopo il liceo non ho mai fatto politica. Mai. In realtà sono un impolitico: sono stato attaccato da tutto l’arco costituzionale, anche da chi ha scelto di nominarmi (Renzi, ndr)”. Sul reddito di cittadinanza dice: “Ero e sono favorevole ad una misura di sostegno alla povertà, e ho apprezzato il fatto che le ultime bozze si sono avvicinate ad una estensione del reddito di inclusione in vigore. Ma è vero che nel testo ci sono diverse incongruenze. La misura spiazza il lavoro al Sud. Un single con reddito zero può aspirare a 9.360 euro all’anno: sa quanti sono i lavoratori dipendenti al Sud che hanno redditi da lavoro inferiori a quella somma? Il 43 per cento. Ciò significa che quasi un giovane su due da quelle parti potrà essere messo di fronte a due alternative entrambe allettanti: smettere di lavorare o essere pagato in nero per ottenere comunque il sussidio”. E si dice d’accordo con la Lega secondo cui l’attuale testo penalizza le famiglie: “Sì, è così. Penalizza le famiglie numerose dove sono concentrati i poveri. Una famiglia con tre figli prende il doppio di un single, una famiglia con cinque figli lo stesso. Non si doveva sostenere la genitorialità?”. Pooi parla della controriforma delle pensioni: “Il rischio di non rispettare il tetto di spesa c’è. E le tasse sono destinate ad aumentare. La durata triennale potrà spingere ad anticipare le uscite soprattutto nel privato e il divieto di cumulo è sbagliatissimo: finirà per alimentare il lavoro nero. Ci obbligherà a mandare ispettori per controllare che non versino i contributi! Gli over sessanta andrebbero incentivati a lavorare, non il contrario: ci sono fior di studi che dimostrano quanto sia salutare mantenersi professionalmente attivi”.