Roma, 10 gen – Con una luce emessa pari a 500mila miliardi di volte maggiore di quella del nostro Sole, è il più brillante oggetto celeste mai osservato all’epoca in cui l’universo aveva meno di un miliardo di anni e le prime galassie si stavano formando. Il suo nome, o meglio la sua sigla, è J043947.08+163415.7. Si tratta di un quasar, ovvero il nucleo di una lontanissima galassia dove risiede un buco nero intento ad ingurgitare la materia ad esso circostante. A scoprire questo potentissimo “faro cosmico” è stato un team internazionale di ricercatori guidato da Xiaohui Fan dell’Università dell’Arizona a Tucson e a cui ha partecipato anche Marco Bonaglia, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a Firenze, grazie alle riprese del Telescopio Spaziale Hubble e a una serie di osservazioni con telescopi da Terra, tra cui il Large Binocular Telescope in Arizona, di cui l’INAF è uno dei partner. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Il quasar è assai distante da noi. Si trova infatti a 12,8 miliardi di anni luce, ma la sua luce è stata captata dai nostri telescopi grazie a una galassia posta esattamente tra noi e il remoto oggetto celeste che ha svolto il ruolo di una lente naturale, concentrando con la sua massa la radiazione emessa dal quasar e amplificandone l’intensità di circa 50 volte. Questo fenomeno, predetto dalla Teoria della Relatività di Albert Einstein, prende il nome di lente gravitazionale. “Abbiamo finalmente scoperto quello che stavamo cercando da molto tempo” dice Fan. “Non ci aspettiamo di trovare molti altri oggetti più brillanti di questo in tutto l’universo osservabile!”. (SEGUE)
