Roma, 11 gen – La lingua, pare che tutti siano d’accordo, è una creatura in continua evoluzione. Cambia con la società; ne è il riflesso. Chi vive all’estero se ne rende immediatamente conto quando torna in Patria per vacanza o per lavoro. Spesso s’imbatte in parole nuove, sconosciute o in espressioni linguistiche riprese da altre lingue. La globalizzazione, d’altronde, non solo ha abbattuto le frontiere fisiche, ma ha anche permesso la permeabilità tra culture e, quindi, tra lingue. Di questo è convinta anche la dottoressa Mirella Marotta, Vicedirettrice del “Departamento de Estudios Románicos, Franceses, Italianos y Traducción” della prestigiosa Universidad Complutense di Madrid, intervistata da “La Voce d’Italia”, giornale di riferimento dei circa 160mila italiani che vivono tuttora in Venezuela nonostante la crisi che attanaglia il Paese sudamericano. “L’evoluzione della lingua in Italia mi sembra una cosa bella – spiega l’accademica – Secondo me la nostra è una lingua che si è creata come un qualcosa di molto dinamico, vivo, mobile. E questa mobilità la mantiene viva. Espressioni prese in prestito da altre lingue? Non mi sembra che rappresentino un problema. L’italiano è una lingua vivace che riflette la vita di una nazione”. (Red)